Fictional Anthology
My flowers
heute 

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November Monday 2009 10:47pm - Ohne Haut
[...] La ragazza triste non è di Berlino: questa è la conclusione cui siamo arrivati noi due, trasformando un’immagine – la sua immagine – nel nostro gioco di ruolo.
Se fosse di Berlino, poco ma sicuro, l’avremmo incontrata al Tacheles o al Maria am Ostbahnhof o al Tresor o in una qualunque discoteca possa permettersi una bella ragazza abbastanza alternativa, ecco.
Invece niente: arriva e scompare.
Beve il suo caffè, raramente fuma una sigaretta e poi svanisce nel nulla.
Secondo Emma, il suo amante è un berlinese. Un ricco berlinese paraculo, aggiungo io. Uno che può permettersi una donna simile. Che può permettersi di trattarla come se fosse un complemento d’arredo, almeno.
Emma pensa che sono troppo romantico: romantico e drammatico e pure un po’ melenso. Come il cappuccino, se esageri con il latte e con il cacao.
A me, però, il caffè piace dolce: e ho come l’impressione sia piuttosto troppo amaro quello che la ragazza triste ingoia da un po’.
Nero e amarissimo [...].

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[...] Bill è sempre molto risoluto nell’affermare che non è gay, perché gli uomini non gli piacciono. Per Bill, probabilmente, un rapper omofobo è qualcosa di diverso da un uomo; oppure, molto più prosaicamente, mio fratello è un gran paraculo.
Comunque: Bill sta con Bushido e io ne soffro.
Non per il twincest e neppure perché sono geloso o perché mi devasta l’ipotesi d’immaginare mio fratello in babydoll e calze a rete – cioè: a mio fratello, certa roba, starebbe pure bene – ma per principio.
Ho passato gli anni migliori della mia tarda infanzia – a vent’anni non è che puoi inventarti chissà quale biografia – a tentare di virilizzarlo un po’ con musica che non fosse miagolata da un belga conciato come Lory Glory, ottenendo in cambio solo pernacchie, e con chi esce adesso?
Con Bushido [...].

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October Sunday 2009 03:52pm - Madama Butterfly
[...] Di quella notte ho flash sfocati, nebbiosi e liquidi.
Le mani di Anis contro i miei fianchi, ad esempio. Le sue belle mani strette alle mie.
Le mie caviglie che si intrecciano alla sua schiena, premendolo forte contro di me.
La sua lingua che insegue la mia. Che mi insegue.
Il desiderio che diventa un nodo. Noi siamo un nodo.

“Sei più bello di una donna.”

La sua voce, arrochita dal desiderio, sfiora appena il mio orecchio.
I miei occhi sono chiusi. Dietro le palpebre, ogni emozione è un colore.

Ho dipinto un arcobaleno.
Poco a poco [...].

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September Wednesday 2009 03:50pm - Con gli occhi chiusi
[...] “Ho un disturbo dell’identità sessuale. Si dice così. Per tutto il resto, sono normale. Non ho paure o complessi o chissà cosa. Però ho un sesso mentale diverso da quello biologico. Bella fregatura, non ti sembra?”
“Io ho un disturbo del comportamento alimentare. Siamo due disturbati, insomma.”
Kim aveva riso di gusto, prima di sfiorargli la guancia con le labbra. “Siamo due disturbati!” aveva ripetuto ridendo. “Ma come ti escono?”
Bill aveva sollevato un po’ le spalle. “Così. Ogni tanto sono anche simpatico.”
Kim aveva afferrato un altro bastoncino.
La notte era appena cominciata: ed era bellissima [...].

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September Wednesday 2009 08:54pm - Boys don't cry
[...] Thomas Fischer non avrebbe avuto problemi a dire chi preferisse dei due, se la scelta opponeva il fratello che parlava un ottimo turco e stava tentando di oliare le trattative, a un gemello fighetto e paranoico, che ormai minacciava solo tramite avvocati.
Tutto quel che c’era da dire, in ogni caso, si poteva sintetizzare nel pugno di righe che Olaf Lindner, il Comandante, gli aveva fatto recapitare sulla scrivania come nella migliore delle tradizioni poliziesche.
“Anis Mohamed Youssef Ferchichi. Bill Kaulitz. Scomparsi la sera del due settembre duemilanove. Una telefonata anonima ha raggiunto la sede dell’Universal trentasei ore più tardi, come pure le redazioni delle principali testate tedesche. Vogliono cento milioni di euro.”

Vogliono pagarsi le legioni infernali con le sirene di una generazione di rincretiniti [...].

[...] “Secondo te… Ci ammazzano?”
“Non lo so.”
“Se ci ammazzano, io non voglio morire proprio con te!”
Anis aveva riso di gusto. “Vedrò di farlo loro presente.”
Bill aveva chiuso di nuovo gli occhi. “No. Non è vero,” aveva mormorato con un filo di voce. “Non voglio morire e basta.”
Aveva stretto forte le palpebre. Una piccola lacrima era scivolata giù, finché Anis non l’aveva raccolta con la propria bocca. “I ragazzi non piangono.”
Bill aveva deglutito leggermente, prima di sfiorare le sue labbra. “Non dovrebbero neppure baciarsi, in fondo,” aveva sussurrato.
Anis gli aveva accarezzato la guancia. La sua barba era ormai troppo lunga, ispida e fastidiosa. Il suo odore, acuto e rassicurante. “E chi lo dice?”
Bushido l’aveva lasciato scivolare contro di sé, quasi il suo corpo potesse davvero proteggerlo.
Un mese poteva davvero cambiarti la vita: e questo, sul serio, non te lo raccontava mai nessuno.
“Dammi un bacio.”
“Perché?”
“Perché sono un ragazzo. Non voglio piangere.” [...].

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