[...] “Beh… Non sarebbero comunque fatti tuoi, no?”, aveva scoccato seccamente.
Bushido gli aveva sorriso.
Bushido l’aveva proprio fregato.
“Che carino. Sempre sulla difensiva?”.
Quando hai diciannove anni ed una vita blindata; quando sono quattro anni che nessuno ti chiama
amore per il semplice fatto tu sia tu e non una figurina; quando sei troppo giovane per avere la pazienza di scoprire quanto lunghi siano i tempi del sentimento, ma sei abbastanza grande da non meritare attenuanti, un sorriso può effettivamente lavorarti alle corde sino a suggerirti mosse molto, ma molto avventate.
Nel caso di specie, si era fidato di Bushido. Anzi:
di Anis.
Non era capitato nulla di clamoroso, beninteso: avevano solo parlato.
Ma più parlava, più gli riusciva facile farlo.
Più si abbandonava a quella sensazione di calore rassicurante che gli dava sentirsi finalmente ascoltato, più metabolizzava con sgomento il tempo corresse via troppo veloce per un infinito istante di piacere.
Sicché, vincendo una timidezza innata, peggiore ancora, se possibile, di un carattere di merda, gli aveva lasciato il proprio numero di cellulare.
“La prossima volta… Offro io”, aveva scollato a fatica [...].
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