[...] Purtroppo per me, sono stata punita: non solo Anis non è guarito dal suo ridicolo loli-complesso, ma ha ulteriormente ampliato le proprie vedute.
Per usare un eufemismo, potrei dire che si è accorto in termini generali di quanto bella sia l’adolescenza in quanto età.
Per essere brutalmente diretta, dovrei dire che ha cominciato ad allungare l’occhio pure sui maschi.
Ambigui, prepuberi, probabilmente froci, ma maschi.
E no, non sto parlando di Kay One. Sto parlando di Bill Kaulitz.
In tutta sincerità, ammesso e non concesso anche gli uomini possano entrare in crisi una volta oltrepassata la boa di una certa età, trent’anni mi sembrano pochini [...].
[...] Può darsi che Kaulitz sia molto meno
oca di come lo facevo, oppure –
come temo sia più probabile ancora – Bushido si sia rincoglionito sul serio. Forse, soprattutto, a cementare una relazione improbabile è stata proprio quell’intrinseca improponibilità: inventati un ostacolo insormontabile, un balcone o un nero che s’incazza facilmente, ed avrai Shakespeare. Avrai il
capolavoro.
Io ci ho provato –
lo giuro – a gettare un velo di ridicolo sull’insieme. Ci ho provato a raccontare ad Anis il finale di quella tragedia: ma Anis, probabilmente, da qualche parte ha nascosta l’ambizione del re e la stupidità dell’ignorante [...].
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