[...] Inebriato da quella nuova prospettiva di libertà, aveva cominciato a premere sull’acceleratore, forte della desolazione della Tauentzienstraße, nonché dell’inevitabile appannamento dovuto a qualche ora di sonno arretrato.
Questo, probabilmente, aveva inciso non poco sulla velocità con cui si era ritrovato davanti all’Europa-Center.
Questo, tuttavia, non giustificava particolarmente il botto per nulla discreto che aveva fatto quel gatto, quando l’aveva preso in pieno.
A maggior ragione, poi, s’era sì nero come voleva il proverbio , ma abbastanza lontano dalla famiglia dei felini. “Oh.cazzo”, era stato tutto quel che gli era uscito di bocca, prima che ingranasse rapidamente la retromarcia e tornasse alla propria tana, ove, gocciolante ed insonnolito, un Tom abbastanza interdetto lo aspettava come una vecchia nonna irritata.
“Bill?”, l’aveva sentito ruggire, mentre si fiondava in casa e vi si barricava.
“Tomi!”, aveva squittito disperato. “Mi sa che ho combinato un casino”.
Tom aveva sbuffato sonoramente. “Cosa? Ti sei dimenticato di dare il tuo numero di cellulare a Bushido?”, aveva scoccato lo stronzo.
E Bill, che non aveva neppure più la forza di arrabbiarsi, si era buttato a corpo morto sul divano ed aveva mugolato appena: “Peggio. L’ho messo sotto” [...].
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