[...] L’uomo non era un animale sociale.
L’uomo era un paraculo che andava d’accordo solo con gli zerbini.
Anis non aveva un brutto carattere: Anis aveva carattere e basta.
Punkt.
Più che esasperata dalla sua vita assolutamente improbabile, sua madre era rassegnata. Oppure, semplicemente, era un’altra che teneva gli occhi aperti e guardava la vita senza troppa poesia.
Cosa c’era, là attorno?
Tutta la spazzatura di una città da buttare. Anis spacciava: lo sapeva benissimo.
Anis, però, non si bucava.
Nell’etica distorta di uno squallore da lasciarti secco, forse l’importante era esattamente quello [...].
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