Fictional Anthology
My flowers
A un cerbiatto somiglia il mio amore 

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May Sunday 2009 05:42pm
[...] Guardare le stelle è un ottimo esercizio di modestia: piccoli puntini luminosi, a millemila chilometri dalle tue miserie.
A millemila anni dalle tue infinite morti.
Guardare le stelle è una misura di conforto o un’illusione ottica, perché quel che immagini di poter guardare il più delle volte non esiste più: è un falso spettro, cauterizzato contro la tua pupilla. Infisso nel tuo cervello, come la persistente illusione di un arto che la storia ha amputato.
È così anche per l’amore: che perdi e nessuno ti restituisce.
Che insegui e non raggiungi mai.
Che ti fa illudere nella verginità delle intenzioni, quando il tuo cuore è pieno solo dei desideri sbagliati.
Che ti spremono via, con la violenza o con l’inganno o con la rabbia o con la crudeltà: eppure restano in te. Una minuscola goccia di veleno.
L’oro di quegli occhi.
Il calore del suo respiro.
Guardare le stelle è una perdita di tempo, perché nel cielo non ci sono che sassi, mentre a renderti vivo è qualcosa di morbido e caldo. Qualcosa che mordi e che ti guadagni ogni giorno.
Al cielo arrivi solo passando per la merda: arrampicandoti su una montagna di merda. La tua. Quella di mille altri. Le scorie di una storia in cui sei comunque il più forte, perché per ogni passo che muovi, i millemila chilometri dal sogno si riducono ad un nulla.
Perché per ogni morso che allunghi, per ogni pugno che tiri, per ogni orgasmo che rubi, c’è una stella che si spegne. Muore il suo tempo, mentre si accende il tuo.
Ogni momento è quel tempo: e per quanto a fondo possano strizzarti il cuore, a lavarti l’anima non arriverà mai nessuno.
Puoi dimenticare o morire o leccare l’una dopo l’altra tutte le briciole del tuo orgoglio. E poi, quando la tua bocca sarà piena, sputarle con disprezzo su una vita che non ti ha voluto abbastanza bene: eppure ti ha insegnato ad amare.
[...].

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