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  <title>Fictional Anthology</title>
  <subtitle>My flowers</subtitle>
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  <updated>2009-11-02T21:47:22Z</updated>
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    <title>Ohne Haut</title>
    <published>2009-11-02T21:47:22Z</published>
    <updated>2009-11-02T21:47:22Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
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    <content type="html">[...] &lt;i&gt;La ragazza triste&lt;/i&gt; non è di Berlino: questa è la conclusione cui siamo arrivati noi due, trasformando un’immagine – la sua immagine – nel nostro gioco di ruolo. &lt;br /&gt;Se fosse di Berlino, poco ma sicuro, l’avremmo incontrata al Tacheles o al Maria am Ostbahnhof o al Tresor o in una qualunque discoteca possa permettersi una bella ragazza abbastanza alternativa, ecco. &lt;br /&gt;Invece niente: arriva e scompare. &lt;br /&gt;Beve il suo caffè, raramente fuma una sigaretta e poi svanisce nel nulla. &lt;br /&gt;Secondo Emma, il suo amante è un berlinese. Un ricco berlinese paraculo, aggiungo io. Uno che può permettersi una donna simile. Che può permettersi di trattarla come se fosse un complemento d’arredo, almeno. &lt;br /&gt;Emma pensa che sono troppo romantico: romantico e drammatico e pure un po’ melenso. Come il cappuccino, se esageri con il latte e con il cacao. &lt;br /&gt;A me, però, il caffè piace dolce: e ho come l’impressione sia piuttosto troppo amaro quello che &lt;i&gt;la ragazza triste&lt;/i&gt; ingoia da un po’. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nero e amarissimo&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/315/ohne-haut"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Dio vede e provvede (soprattutto se si chiama Karel)</title>
    <published>2009-11-01T22:09:56Z</published>
    <updated>2009-11-01T22:09:56Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] Bill è sempre molto risoluto nell’affermare che non è gay, perché gli uomini non gli piacciono. Per Bill, probabilmente, un rapper omofobo è qualcosa di diverso da un uomo; oppure, molto più prosaicamente, mio fratello è un gran paraculo. &lt;br /&gt;Comunque: Bill sta con Bushido e io ne soffro. &lt;br /&gt;Non per il twincest e neppure perché sono geloso o perché mi devasta l’ipotesi d’immaginare mio fratello in babydoll e calze a rete – cioè: a mio fratello, certa roba, starebbe pure bene – ma per principio. &lt;br /&gt;Ho passato gli anni migliori della mia tarda infanzia – a vent’anni non è che puoi inventarti chissà quale biografia – a tentare di virilizzarlo un po’ con musica che non fosse miagolata da un belga conciato come Lory Glory, ottenendo in cambio solo pernacchie, e con chi esce adesso? &lt;br /&gt;Con Bushido [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/314/dio-vede-e-provvede-soprattutto-se-si-chiama-karel"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Boys don't cry</title>
    <published>2009-09-02T18:54:27Z</published>
    <updated>2009-09-02T18:54:27Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] Thomas Fischer non avrebbe avuto problemi a dire chi preferisse dei due, se la scelta opponeva il fratello che parlava un ottimo turco e stava tentando di oliare le trattative, a un gemello fighetto e paranoico, che ormai minacciava solo tramite avvocati.&lt;br /&gt;Tutto quel che c’era da dire, in ogni caso, si poteva sintetizzare nel pugno di righe che Olaf Lindner, il Comandante, gli aveva fatto recapitare sulla scrivania come nella migliore delle tradizioni poliziesche.&lt;br /&gt;“Anis Mohamed Youssef Ferchichi. Bill Kaulitz. Scomparsi la sera del due settembre duemilanove. Una telefonata anonima ha raggiunto la sede dell’Universal trentasei ore più tardi, come pure le redazioni delle principali testate tedesche. Vogliono cento milioni di euro.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Vogliono pagarsi le legioni infernali con le sirene di una generazione di rincretiniti&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] “Secondo te… Ci ammazzano?”&lt;br /&gt;“Non lo so.”&lt;br /&gt;“Se ci ammazzano, io non voglio morire proprio con te!”&lt;br /&gt;Anis aveva riso di gusto. “Vedrò di farlo loro presente.”&lt;br /&gt;Bill aveva chiuso di nuovo gli occhi. “No. Non è vero,” aveva mormorato con un filo di voce. “Non voglio morire e basta.”&lt;br /&gt;Aveva stretto forte le palpebre. Una piccola lacrima era scivolata giù, finché Anis non l’aveva raccolta con la propria bocca. “I ragazzi non piangono.”&lt;br /&gt;Bill aveva deglutito leggermente, prima di sfiorare le sue labbra. “Non dovrebbero neppure baciarsi, in fondo,” aveva sussurrato.&lt;br /&gt;Anis gli aveva accarezzato la guancia. La sua barba era ormai troppo lunga, ispida e fastidiosa. Il suo odore, acuto e rassicurante. “E chi lo dice?”&lt;br /&gt;Bushido l’aveva lasciato scivolare contro di sé, quasi il suo corpo potesse davvero proteggerlo.&lt;br /&gt;Un mese poteva davvero cambiarti la vita: &lt;i&gt;e questo, sul serio, non te lo raccontava mai nessuno&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;“Dammi un bacio.”&lt;br /&gt;“Perché?”&lt;br /&gt;“Perché sono un ragazzo. Non voglio piangere.” [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/310/boys-don-t-cry"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>I tempi cambiano. E anche le sponde</title>
    <published>2009-09-01T19:50:53Z</published>
    <updated>2009-09-01T19:50:53Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] “Ti sei forato un capezzolo?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E non c’era più religione. Punto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Schatz… Sì, lo so… È molto sexy, ma poi come facciamo all’Alexa? Non ci hai pensato? Ma se già il coso che hai sulla lingua mi manda in tilt la sicurezza! No, non sono una bestia irriconoscente. Sì, immagino che ti abbia fatto un male cane, Schatz, però… Sì, suppongo che anch’io dovrei darti qualche prova d’amore, di quando in quando, ma…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ma non si vedeva il fondo, ecco: ogniqualvolta mi dicessi che non poteva essere peggio, Anis si sentiva in dovere di smentirmi affondando per l’ennesima volta la pala della vergogna nel terriccio friabile di un decoro irrimediabilmente perduto&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/309/i-tempi-cambiano-anche-le-sponde"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Sportfreunde da spogliatoio</title>
    <published>2009-08-31T19:03:00Z</published>
    <updated>2009-08-31T19:03:00Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] Bushido ama vendere e ama vendersi. Se gli riesce di scalare di un altro paio di posti la classifica delle donne poco sexy di Germania, poco ma sicuro, ce lo ritroviamo a battere sui marciapiedi di Berlino. Ne sono sicuro. In costanza di una blanda scintilla di pudore residuo – o in ragione del timore boia delle botte di mamma –, si limita a procacciarsi occasioni per farsi vedere.&lt;br /&gt;Che sia girare un film su se stesso, curandosi di abbellirsi del mille per cento con l’alter ego turco; o insultare le lesbiche in parata; che sia fare proposte oscene alla Cancelliera, o familiarizzare col nonno della canzone tedesca, a lui non frega niente di salvare la faccia: intanto ha costretto il &lt;i&gt;Bild&lt;/i&gt; a cucirgli sopra un altro articolo.&lt;br /&gt;Questa sua attitudine pubblicitaria, ovviamente, concorre a fare di Bushido uno dei nuovi ricchi e, soprattutto, una formidabile spalla ogniqualvolta ci sia da muovere gente e soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Questo, soprattutto, ci porta anche alle radici della nostra storia&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/308/sportfreunde-da-spogliatoio"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>La Corte dei Miracoli</title>
    <published>2009-08-29T20:07:22Z</published>
    <updated>2009-08-29T20:07:22Z</updated>
    <category term="laruku"/>
    <content type="html">[...] Nel backstage, la follia continuava a dilagare: Morrie parlava del tempo e haido annuiva grave come se avesse appena teorizzato una formula essenziale per risolvere la crisi borsistica; Morrie scuoteva un po’ i capelli e Kiyoharu tornava a estroflettere i labbroni; Morrie si lamentava della calca e Yasunori minacciava tutti i gruppi da lui prodotti – &lt;i&gt;ergo mezza Danger Crue&lt;/i&gt; – di penalità criminali e anche di morte.&lt;br /&gt;Mancava solo un folle, a quel punto, perché la Corte dei Miracoli del Mito fosse al completo. Qualcuno, poi, ch’era di norma discreto quanto una macchia di sugo su un abito nuziale [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=307"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Ombre cinesi</title>
    <published>2009-07-12T20:13:13Z</published>
    <updated>2009-07-12T20:13:13Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] &lt;i&gt;Le emozioni sono tele sospese agli angoli del cuore.&lt;br /&gt;L’amore, come un piccolo ragno, continua a filarle, inanellandole lentamente a ogni palpito quasi fossero il bozzolo di una pupa.&lt;br /&gt;E la memoria riverbera ombre cinesi alla debole luce di un ricordo&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ne stanno così, loro due, mentre la pioggia zuppa Berlino e l’autunno, silenzioso, sbrana quello che resta di un’estate di solitudine.&lt;br /&gt;Bill sbatte le palpebre, fissando il soffitto: lo spettrale candore che si tinge dei riflessi di qualche lampo lontano.&lt;br /&gt;Non parlano: a intrecciarsi sono i loro corpi e sospiri appena accennati.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Tom è tornato&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=305"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Hähnchen im Korb</title>
    <published>2009-05-22T21:00:44Z</published>
    <updated>2009-05-22T21:00:44Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] Retoricamente parlando, l’arma vincente di Anis sono le sue introduzioni: prende il discorso talmente alla lontana che quando arriva finalmente al punto, tu sei già ubriaco ed hai pure smesso di ascoltarlo. Nel caso di specie, le birre erano diventate sei, quando si decise a fare &lt;i&gt;quel nome&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Già: il nome della prossima madre dei suoi figli. &lt;i&gt;Ma anche no&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Di una barocca circonlocuzione irripetibile – e perché non ho la sua faccia da culo e perché ho ancora qualche brandello di decenza nascosto da qualche parte – potrei a stento riferire la chiusa: il resto è nascosto da qualche parte tra le pieghe del mio subconscio, in attesa di trasformarsi in qualche grave forma di psicosi. &lt;br /&gt;“… Perché tutto sommato, l’amore è amore, no? Che importanza potrebbe avere…”. &lt;br /&gt;Lo guardai come è legittimo supporre un cane fissi il bambino che gli ha appena staccato a morsi un orecchio: &lt;i&gt;incredulo. E anche tanto spaventato&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/302/hhnchen-im-korb"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Buio</title>
    <published>2009-05-02T21:04:44Z</published>
    <updated>2009-05-02T21:04:44Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] &lt;i&gt;David smadonnava contro tutti i santi per la mia stupidità da ragazzino: ma io sognavo la lingua di mio fratello. &lt;br /&gt;Quell’incredibile rosso dolcissimo. &lt;br /&gt;Perché? &lt;br /&gt;Forse perché il rosso è l’ultimo tono che cogli, prima che i colori colino tutti via, dal primo all’ultimo, per lasciare semplicemente buio. E nel buio, poco da fare, non ritrovi mai te stesso: al più perdi tutto quello che credevi di possedere. &lt;br /&gt;A partire dalle tue certezze&lt;/i&gt; [...]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/301/buio"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Quando sono nato anche il sole era nero [Willkommen in Tempelhof]</title>
    <published>2009-05-01T18:45:43Z</published>
    <updated>2009-05-02T21:52:36Z</updated>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] L’uomo non era un animale sociale. &lt;br /&gt;L’uomo era un paraculo che andava d’accordo solo con gli zerbini. &lt;br /&gt;Anis non aveva un brutto carattere: Anis aveva carattere e basta. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Punkt&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Più che esasperata dalla sua vita assolutamente improbabile, sua madre era rassegnata. Oppure, semplicemente, era un’altra che teneva gli occhi aperti e guardava la vita senza troppa poesia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Cosa c’era, là attorno? &lt;br /&gt;Tutta la spazzatura di una città da buttare. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anis spacciava: lo sapeva benissimo. &lt;br /&gt;Anis, però, non si bucava. &lt;br /&gt;Nell’etica distorta di uno squallore da lasciarti secco, forse l’importante era esattamente quello [...]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/300/quando-sono-nato-anche-il-sole-era-nero-willkommen-in-tempelhof"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Neji</title>
    <published>2009-03-25T21:51:10Z</published>
    <updated>2009-03-25T21:51:10Z</updated>
    <category term="laruku"/>
    <category term="haitsu"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] L’unica canzone Rei abbia scritto in giapponese s’intitola &lt;i&gt;Neji&lt;/i&gt; ed è chiaramente dedicata a suo padre. &lt;br /&gt;La prima volta in cui gliela sentii cantare, aveva sedici anni e già sognava di morire, perché se nella vita porti la faccia di un morto, sei polvere al cielo. Poco altro. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Neji&lt;/i&gt; parla di una bambola di porcellana con uno spillo infisso nel cuore. Una bambola di porcellana dagli occhi vuoti e dall’espressione tragica. Il bambino vorrebbe vederla sorridere: e la libera dalla tortura dello spillo. Ma la bambola si sgretola perché quello spillo è il suo povero cuore. E il mondo va in pezzi, perché la bambola stessa è il cardine su cui poggia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rei parlava di se stesso e del &lt;i&gt;suo&lt;/i&gt; haido: della ferita che la morte dei suoi genitori gli aveva lasciato dentro, e del collasso culturale di cui era vittima. &lt;br /&gt;È Rei che mi ha trasmesso l’ossessione per Murakami ed è con lui che ho letto per la prima volta &lt;i&gt;L’Uccello che girava le viti del Mondo&lt;/i&gt;, senza capirne davvero neppure una parola. &lt;br /&gt;All’epoca ero già una quindicenne pazza di lui. Pazza in silenzio, come una povera stupida: gli anni mi avevano tolto tutta la sfacciata sicurezza con cui solo cinque anni prima gli avevo dichiarato il mio amore. &lt;br /&gt;Cinque anni prima, però, Rei dormiva ancora impaurito sul fondo di una privatissima tana, quietamente aspettando arrivasse un uccello incantato. E quando lo stridere frenetico del suo becco si fosse fatto assordante, forse avrebbe dimenticato il silenzio profondo della propria maledizione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Quanto sottile è del resto l’ombra di una vite?&lt;/i&gt; [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/299/neji"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Crash &amp; Bam!</title>
    <published>2009-03-10T20:58:59Z</published>
    <updated>2009-03-10T20:58:59Z</updated>
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    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] Inebriato da quella nuova prospettiva di libertà, aveva cominciato a premere sull’acceleratore, forte della desolazione della Tauentzienstraße, nonché dell’inevitabile appannamento dovuto a qualche ora di sonno arretrato. &lt;br /&gt;Questo, probabilmente, aveva inciso non poco sulla velocità con cui si era ritrovato davanti all’Europa-Center. &lt;br /&gt;Questo, tuttavia, non giustificava particolarmente il botto per nulla discreto che aveva fatto quel gatto, quando l’aveva preso in pieno. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;A maggior ragione, poi, s’era sì nero come voleva il proverbio , ma abbastanza lontano dalla famiglia dei felini. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;“Oh.cazzo”, era stato tutto quel che gli era uscito di bocca, prima che ingranasse rapidamente la retromarcia e tornasse alla propria tana, ove, gocciolante ed insonnolito, un Tom abbastanza interdetto lo aspettava come una vecchia nonna irritata. &lt;br /&gt;“Bill?”, l’aveva sentito ruggire, mentre si fiondava in casa e vi si barricava. &lt;br /&gt;“Tomi!”, aveva squittito disperato. “Mi sa che ho combinato un casino”. &lt;br /&gt;Tom aveva sbuffato sonoramente. “Cosa? Ti sei dimenticato di dare il tuo numero di cellulare a Bushido?”, aveva scoccato lo stronzo. &lt;br /&gt;E Bill, che non aveva neppure più la forza di arrabbiarsi, si era buttato a corpo morto sul divano ed aveva mugolato appena: “Peggio. L’ho messo sotto” [...]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=297"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Sei du mir das Messer</title>
    <published>2009-02-22T17:51:30Z</published>
    <updated>2009-02-22T17:52:12Z</updated>
    <category term="bushido"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] Per i fogliacci che vivevano unicamente di merda e di scandali, uno come Bill si era rivelato un’autentica manna dal cielo: &lt;i&gt;poco da fare&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Da quel maledetto settembre del duemilaventuno, insomma, pareva proprio non ci fosse verso di proteggerlo dalla voracità malata di troppe mosche merdaiole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;So che me ne ritenete responsabile, ma io ti rispondo ancora no, Tom. &lt;br /&gt;No. &lt;br /&gt;Non sono io che sto ammazzando Bill e non sei tu e non è il resto del mondo. &lt;br /&gt;È tuo fratello che deve imparare a perdere. Gliel’ho detto tante volte, quand’era ancora un mio affare, e non ha mai capito. &lt;br /&gt;È un bambino viziato e stupido, che armeggia con la pietà e con il ricatto. Non può essere anche il mio bambino. &lt;br /&gt;Credevo di averlo svezzato, ma evidentemente mi sbagliavo. Si sta comportando come uno stupido. &lt;br /&gt;Io, degli stupidi, me ne fotto: e dovresti imparare a farlo anche tu&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se gliel’avesse fatta leggere, il cuore di Bill si sarebbe semplicemente sbriciolato: &lt;i&gt;ne era certo&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Bill non sarebbe mai riuscito a realizzare quel che appariva palpabile oltre la laconica freddezza di un pugno di righe: che Anis doveva averlo amato davvero moltissimo per conoscerlo così bene. Che Anis, poco ma sicuro, non si era mai perdonato per quello che gli avevano fatto: per questo non pensava affatto alla possibilità di tornare indietro. Di tornare sui propri passi. &lt;br /&gt;Tom, malgrado tutto, non aveva smesso di sperarlo: &lt;i&gt;forse era un bambino stupido e viziato come il suo Bill&lt;/i&gt; [...]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=296"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Mani nude</title>
    <published>2009-02-20T21:10:47Z</published>
    <updated>2009-02-20T21:10:47Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] “Stai già dormendo?”. &lt;br /&gt;Appena un sussurro, mentre gli si rannicchiava contro. &lt;i&gt;Con prepotenza. Con bisogno&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;“No”, aveva mugolato pianissimo. “Stavo pensando che mi piacciono le tue mani”. &lt;br /&gt;Anis aveva riso sonoramente. Un suono scrosciante, pieno di una sotterranea, palpabile soddisfazione. &lt;br /&gt;Erano sempre così le sue risate: erano &lt;i&gt;nette&lt;/i&gt;. Come lui. &lt;br /&gt;“Questa mi suona proprio nuova”, l’aveva sentito sogghignare. &lt;br /&gt;Bill si era mosso leggermente al suo fianco, stringendo quelle dita tra le proprie. Giocherellando con ogni falange. Percorrendola attento quasi a ricostruirne la forma nello spazio e nella memoria. &lt;br /&gt;“Perché?”. &lt;br /&gt;Bushido si era sporto nella sua direzione, baciandogli con dolcezza la fronte. “Perché non sono esattamente le mani di un principe” [...]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=295"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Un rapper in fuga per tacere del bassista</title>
    <published>2009-02-18T21:04:48Z</published>
    <updated>2009-02-18T21:04:48Z</updated>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] &lt;i&gt;Io, Markus Runzheimer, sono depositario, in effetti, di un segreto per cui l’Aggro Berlin sarebbe persino disposta a vendere la madre di Sido. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Detto altrimenti, so chi è davvero la donna di Bushido. Soprattutto, so che non è affatto una donna, per quanto pure le apparenze possano ingannare [...]. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=294"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Le parole dell'amore</title>
    <published>2009-02-16T22:06:01Z</published>
    <updated>2009-02-16T22:06:01Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] Era un vecchio adagio dal sapore stantio quello che recitava: ‘&lt;i&gt;Tieni sempre a mente le parole con le quali comincia la tua storia d’amore, perché saranno anche quelle con cui finirà&lt;/i&gt;’. &lt;br /&gt;Bill Kaulitz, però, con l’arrogante supponenza della propria adolescenza se n’era sempre fregato. Non gli piaceva la voce dei vecchi, prima di tutto. Aveva sempre preteso di imprimere alla storia una direzione che gli somigliasse più del destino descritto da un altro. Eppure, a riflettere davvero sulle coincidenze e sulle distanze, se avesse prestato orecchio proprio a quella voce, avrebbe trovato un motto inequivocabile. &lt;br /&gt;L’aveva scritto lui, del resto. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Non aveva neppure mai tentato di smentirlo&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;“Ich bin ein Monster”. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Sono un mostro&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Quell’espressione aveva colto nel segno, lasciandolo tramortito. &lt;br /&gt;Non avrebbe saputo neppure dire il perché, se all’epoca lo conosceva appena: una conoscenza obbligata, imposta da vincoli di produzione, venduta alla telecamera prima ancora che alla vita. &lt;br /&gt;Bill, tuttavia, il peso di quella parola l’aveva avvertito in pieno, come il carico di tristezza che si trascinava dietro [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=293"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Man! I Feel Like A Woman!</title>
    <published>2009-02-15T21:04:08Z</published>
    <updated>2009-02-15T21:04:08Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <content type="html">[...] Purtroppo per me, sono stata punita: non solo Anis non è guarito dal suo ridicolo loli-complesso, ma ha ulteriormente ampliato le proprie vedute. &lt;br /&gt;Per usare un eufemismo, potrei dire che si è accorto in termini generali di quanto bella sia l’adolescenza in quanto età. &lt;br /&gt;Per essere brutalmente diretta, dovrei dire che ha cominciato ad allungare l’occhio pure sui maschi. &lt;br /&gt;Ambigui, prepuberi, probabilmente froci, ma maschi. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;E no, non sto parlando di Kay One. Sto parlando di Bill Kaulitz&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;In tutta sincerità, ammesso e non concesso anche gli uomini possano entrare in crisi una volta oltrepassata la boa di una certa età, trent’anni mi sembrano pochini [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Può darsi che Kaulitz sia molto meno &lt;i&gt;oca&lt;/i&gt; di come lo facevo, oppure – &lt;i&gt;come temo sia più probabile ancora&lt;/i&gt; – Bushido si sia rincoglionito sul serio. Forse, soprattutto, a cementare una relazione improbabile è stata proprio quell’intrinseca improponibilità: inventati un ostacolo insormontabile, un balcone o un nero che s’incazza facilmente, ed avrai Shakespeare. Avrai il &lt;i&gt;capolavoro&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Io ci ho provato – &lt;i&gt;lo giuro&lt;/i&gt; – a gettare un velo di ridicolo sull’insieme. Ci ho provato a raccontare ad Anis il finale di quella tragedia: ma Anis, probabilmente, da qualche parte ha nascosta l’ambizione del re e la stupidità dell’ignorante [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=292"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Leider vertraue ich auf Sankt Valentin</title>
    <published>2009-02-14T19:58:17Z</published>
    <updated>2009-02-14T19:58:17Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <content type="html">[...] “Beh… Non sarebbero comunque fatti tuoi, no?”, aveva scoccato seccamente. &lt;br /&gt;Bushido gli aveva sorriso. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Bushido l’aveva proprio fregato&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;“Che carino. Sempre sulla difensiva?”. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Quando hai diciannove anni ed una vita blindata; quando sono quattro anni che nessuno ti chiama &lt;i&gt;amore&lt;/i&gt; per il semplice fatto tu sia tu e non una figurina; quando sei troppo giovane per avere la pazienza di scoprire quanto lunghi siano i tempi del sentimento, ma sei abbastanza grande da non meritare attenuanti, un sorriso può effettivamente lavorarti alle corde sino a suggerirti mosse molto, ma molto avventate. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nel caso di specie, si era fidato di Bushido. Anzi: &lt;i&gt;di Anis&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non era capitato nulla di clamoroso, beninteso: avevano solo parlato. &lt;br /&gt;Ma più parlava, più gli riusciva facile farlo. &lt;br /&gt;Più si abbandonava a quella sensazione di calore rassicurante che gli dava sentirsi finalmente ascoltato, più metabolizzava con sgomento il tempo corresse via troppo veloce per un infinito istante di piacere. &lt;br /&gt;Sicché, vincendo una timidezza innata, peggiore ancora, se possibile, di un carattere di merda, gli aveva lasciato il proprio numero di cellulare. &lt;br /&gt;“La prossima volta… Offro io”, aveva scollato a fatica [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=291"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Vorbei</title>
    <published>2009-02-12T20:58:11Z</published>
    <updated>2009-02-12T20:58:11Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] Bushido non l’aveva mai chiamato amore. Non gli aveva mai promesso niente. Contro il suo corpo aveva lasciato un odore ed un sapore che non avrebbe dimenticato comunque. &lt;br /&gt;Non dopo millemila anni. &lt;br /&gt;Non dopo millemila mari. &lt;br /&gt;A diciannove anni, almeno, ti illudi che così sarà, per non sentirti semplicemente un povero idiota molto vulnerabile. &lt;i&gt;Troppo vulnerabile&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Anis l’aveva baciato quella notte. L’aveva fatto meno di una settimana dopo. E poi, di nuovo, come aveva rimesso piede in Germania, euforico della nuova libertà berlinese. &lt;br /&gt;Era per lui, forse, che aveva finalmente imparato a guidare: per la libertà di stringere con un paio di chiavi il gusto dolciastro e rassicurante del Liebe. &lt;br /&gt;A quel punto, però, erano arrivati i paletti. &lt;br /&gt;I ritardi. &lt;br /&gt;Gli appuntamenti differiti. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;I cellulari muti&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Bill aveva sospirato leggermente, sedendo scomposto tra le lenzuola spiegazzate, consumate dalla solitudine e dall’umidore stantio di un ricordo che non consolava più nessuno. &lt;br /&gt;Nel silenzio dell’ora meridiana, una cicala impazzita friniva con un’ostinazione persino commovente. &lt;br /&gt;Il suo zzi zzi zzi aveva una consistenza quasi solida: ti arrivava addosso come uno schiaffo. &lt;i&gt;Come una sveglia&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;“D’accordo. Ripartiamo”, aveva mormorato [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=290"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Stadt der Engel</title>
    <published>2009-02-10T19:44:07Z</published>
    <updated>2009-02-10T19:44:07Z</updated>
    <category term="bushido"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] Stringemmo il nostro patto di silenzio e di bugie: non puoi amarti alla luce del sole, del resto, se non sei un angelo. Non attraversi la gente, né la loro ipocrisia. Non attraversi la diffidenza e neppure le dita puntate. Non puoi sottrarti alla violenza del buonsenso. &lt;br /&gt;A me stava bene, in fondo: era in linea con il mio personaggio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bill mi baciava a fior di labbra e mormorava ironico: “Questa solitudine mi sta facendo impazzire”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ero io la sua solitudine. &lt;br /&gt;La sua ombra. &lt;br /&gt;Il suo angelo custode. &lt;br /&gt;Lui era Marion, la funambola che amava Nick Cave: era un desiderio tanto forte da spezzare anche il mio Muro. &lt;br /&gt;Da farmi cadere nella vita vera. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bill era uno che credeva tremendamente nell’&lt;i&gt;Amore&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Usava solo e sempre la maiuscola. Aveva i coglioni per fregarsene del sesso: quel che gli importava era la sostanza. &lt;br /&gt;Anche se non era abbastanza sensibile da capire la metafora dell’angelo, insomma, il suo cuore l’aveva comunque trasformata in una realtà plausibile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;E poi è successo&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=289"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Stichwort: Liebe</title>
    <published>2009-01-22T21:30:10Z</published>
    <updated>2009-01-22T21:30:10Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] Quelli di Bill erano diventati dei sogni molto bagnati. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Umidi e sporchi e molli&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Se li ritrovava addosso al risveglio, nel groviglio scomposto delle lenzuola. &lt;br /&gt;Se li trovava incollati alle dita, ai capelli, alla bocca. &lt;br /&gt;Anis, con quella sua espressione sempre un po’ obliqua, perennemente sospesa tra motteggio e verità, gli aveva fatto notare tutte le &lt;i&gt;cattive ragazze&lt;/i&gt; ne facessero. &lt;br /&gt;Bill, in effetti, non l’avresti proprio mai detto &lt;i&gt;una ragazza perbene&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre altre dita gli scoprivano il viso per il primo bacio della giornata – non necessariamente sulla bocca, no. A lui piaceva anche cercarlo dov’era salato e morbido. E biondo, come nessuno avrebbe mai detto –, Bill pensava piuttosto quella maledizione tutta notturna nascesse dalla Spree: da quel che le aveva offerto come sacrificio estremo di una vita da buttare. &lt;br /&gt;Era stata la Spree ad inghiottire Bill Kaulitz, nel novembre del duemilanove. &lt;br /&gt;Dieci anni più tardi – &lt;i&gt;non erano ancora dieci, d’accordo: ma sui simboli ci si può anche accordare&lt;/i&gt; –, la vecchia maschera affiorava in superficie solo nelle ore più silenziose e segrete. &lt;br /&gt;Anis, se non altro, aveva sempre avuto il buongusto di non temere i fantasmi. &lt;br /&gt;Una scelta – ammesso e non concesso potesse chiamarla davvero tale – era stata comunque fatta. &lt;br /&gt;Non necessariamente obbligata, ma una scelta comunque. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Il rifiuto di Tom era stato l’abbraccio del niente. &lt;br /&gt;La mano di Anis, una pennellata di vernice fresca sullo schifo&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=288"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Cupido in catene</title>
    <published>2009-01-19T21:26:17Z</published>
    <updated>2009-02-18T21:06:21Z</updated>
    <category term="tokio hotel"/>
    <category term="bushido"/>
    <content type="html">[...] La bestia, evidentemente, un po’ di cuore ce l’aveva, perché l’aveva afferrato per un polso e trascinato di nuovo in corridoio. &lt;br /&gt;“Mi cedi la tua stanza?”, aveva mugolato speranzoso. &lt;br /&gt;“No. Chiediamo al tizio della reception cosa ci sia di sbagliato in quella camera. Nella migliore delle ipotesi, ci dirà che è un problema del tuo cervello. Nella peggiore, chiameremo un esorcista. Va bene?”. &lt;br /&gt;Bill gli aveva offerto spontaneamente la propria mano e scoccato semplicemente: “Facevamo prima se mi lasciavi dormire con te, comunque”. &lt;br /&gt;Bushido gli aveva rivolto un’occhiataccia. “Ecco: questo magari non dirlo quando in giro c’è qualche testimone di troppo!” [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=287"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Il sapore amaro delle arance</title>
    <published>2009-01-17T20:14:57Z</published>
    <updated>2009-01-17T20:14:57Z</updated>
    <category term="bushido"/>
    <category term="a/u"/>
    <content type="html">[...] I giornali, nell’affrontare questa storia, hanno usato una similitudine abusata.&lt;br /&gt;In oltre trent’anni di vita, almeno, sono certo di aver letto titoli analoghi una quantità infinita di volte.&lt;br /&gt;La chiamano &lt;i&gt;Arancia Meccanica&lt;/i&gt;: quando ad uno stronzo salta la rotella e se la prende con la persona sbagliata; quando qualcuno supera il naturale confine tra l’uomo e la bestia – &lt;i&gt;e morde. E lacera. Senza pietà&lt;/i&gt; –, ammorbidiscono i toni con una metafora.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Un film, per non sprecarsi nei dettagli&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Quanto amara possa essere quell’arancia, però, Bill non potrebbe raccontarlo, perché l’ha cancellata.&lt;br /&gt;Bill è sicuro sia stato solo un incidente.&lt;br /&gt;Un brutto incidente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ma sono vivo e tornerà tutto come prima. Non c’è bisogno che mi guardi così. Tutto sarà come prima&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bill non si ricorda di Anis.&lt;br /&gt;Non sa neppure che è per punirlo gli abbiano fatto tanto male da spremergli davvero il cuore come un’arancia: &lt;i&gt;e farglielo poi colare via, nello scarico dei sogni perduti&lt;/i&gt; [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=286"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Boicottaggio estimatorio [ovvero: tre ospiti fantasma per un Gocha maze]</title>
    <published>2009-01-06T07:16:12Z</published>
    <updated>2009-01-06T07:16:44Z</updated>
    <category term="laruku"/>
    <content type="html">[...] “Sì, lo so che era tanto carino”, aveva esalato disgustato, strappandogli di mano una foto raggelante ch’era stata scattata quando frequentava la sesta a Hikone – &lt;i&gt;e tetsu era dunque in quinta - in quinta e, a dirla tutta, somigliante sinistramente alla Coppa Uefa&lt;/i&gt; –.&lt;br /&gt;Takachan non si era scomposto, impossessandosi piuttosto tronfiamente del divano, mentre haido amoreggiava con quello stramaledetto sake.&lt;br /&gt;“D’accordo…”, aveva mugugnato pratico. “Visto che tetsu…”.&lt;br /&gt;Nishikawa l’aveva nondimeno interrotto immediatamente. “Aspetta aspetta… Ti registro!”.&lt;br /&gt;La mascella di Ken aveva raggiunto le ginocchia, salvo risalire subito dopo al proprio posto con un guizzo dall’elasticità formidabile.&lt;br /&gt;“Che?”.&lt;br /&gt;Takanori si era aggiustato il collettone quasi vittoriano di una camicia dal colore raggelante, prima di pontificare senza la minima vergogna: “Se parli di tetchan, non voglio perdermi una sola parola!”.&lt;br /&gt;Ken si era acceso una sigaretta: &lt;i&gt;e deciso che avrebbe continuato a fumare impunito finché la nube tossica di nicotina non avesse offuscato del tutto quell’improponibile realtà&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;“Non ho la minima intenzione di darti confidenza, Takanori…”, aveva sibilato tetro. “Men che mai di venderti il mio migliore amico!”.&lt;br /&gt;Nishikawa non si era scomposto affatto. “Peccato”, si era limitato a bofonchiare. “Vorrà dire che dovrò accontentarmi della &lt;i&gt;solita trafila&lt;/i&gt;”.&lt;br /&gt;Ken aveva esalato un sospiro sconfitto, evitando di verbalizzare quell’unica, desolante certezza: perché tutti, in realtà, conoscevano il famoso &lt;i&gt;metodo-Takanori&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Uno stalking tanto estremo, cioè, che avrebbero dovuto votarci su una legge apposita. &lt;i&gt;Od avvertire qualche organizzazione per la difesa dei diritti umani&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;“Perché siamo qui, Kenchan?”, aveva nel mentre pigolato haido che, a metà del bottiglione di sake, era ormai pure in piena crisi d’identità.&lt;br /&gt;Ken aveva fissato il barocco orologio appeso alla parete del proprio salotto e valutato mancassero solo ottanta minuti allo show di tetsu.&lt;br /&gt;In ottanta minuti, poteva ancora imbottire Nishikawa di storielle inventate a bella posta, ed ingozzare di alcool haido sino a fargli partorire un nuovo album per i Laruku ed altri quattro progetti solisti.&lt;br /&gt;Poteva farcela, l’uomo Kitamura: &lt;i&gt;e poi l’avrebbe fatta pagare carissima proprio al caro Ogawa&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;“Per infastidire tetsu, ovviamente”, aveva sibilato mefistofelico: e cominciato a distribuire in giro un bel po’ di birra [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=283"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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    <title>Am Ende</title>
    <published>2009-01-06T07:10:01Z</published>
    <updated>2009-05-01T18:51:10Z</updated>
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    <content type="html">[...] “Allora?”, gli aveva chiesto rudemente il suo manager.&lt;br /&gt;“&lt;i&gt;Allora&lt;/i&gt; cosa?”.&lt;br /&gt;David aveva fissato teatralmente il soffitto, neppure l’Universal l’avesse locato al Padreterno per fini consultivi. “&lt;i&gt;Allora ce la diamo una calmata&lt;/i&gt;, Bill? Ti sei fatto tre settimane di vacanze al mare. Ti sei giocato quello schifo di credibilità estetica che avevi pur di somigliare ulteriormente al cretino uscito dal tuo stesso stampo. Hai preteso un nuovo staff di truccatori senza darci neppure il preavviso e…”.&lt;br /&gt;Bill - &lt;i&gt;mani sui fianchi e la collaudata espressione intimidatoria che gli era quasi costata il mento in quel di Magdeburg&lt;/i&gt; - aveva scrollato il capo e mugugnato un “&lt;i&gt;Tomi non è un cretino&lt;/i&gt;!”, che dubitava potesse risollevare il tenore già bassissimo delle modeste argomentazioni in campo.&lt;br /&gt;David, non a caso, aveva esalato un sospiro semiagonico. “Bill, senti… Ormai è un secolo che ci conosciamo. Perché devi piantare grane ogni volta?”, l’aveva sentito scollare con una nota di patetismo dolorosamente evidente.&lt;br /&gt;“E perché non mandate i Tokio Hotel al Grand Prix?”, aveva ribattuto a brutto muso.&lt;br /&gt;David si era consultato per l’ennesima volta con il soffitto, prima di decidere non ne valesse davvero la pena. “Perché pensano già in troppi che siate dei raccomandati. Ti basta?”.&lt;br /&gt;Bill aveva inclinato leggermente il capo e detto ‘no’. “Io sono il cantante dei Tokio Hotel. Noi siamo un gruppo! Non potete smontarci come se fossimo… Che ne so? Un millefoglie?”.&lt;br /&gt;David l’aveva fissato obliquo. “Temo che mi toccherà scriverti i testi fino alla pensione, Bill… Le tue metafore sono di uno squallore raggelante!”.&lt;br /&gt;Bill gli aveva allungato un pugno tutt’altro che leggero, stravaccandosi su una delle sedie di plastica destinate ai visitatori di basso calibro. “Senza i Tokio Hotel, io non vado da nessuna parte”, aveva grugnito. “Men che mai con &lt;i&gt;quello&lt;/i&gt;, poi…” [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;Leggi &lt;a href="http://fictionaldream.iobloggo.com/archive.php?eid=284"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;</content>
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