Fictional Anthology
My flowers
heute 

Advertisement

Customize
September Wednesday 2009 08:54pm - Boys don't cry
[...] Thomas Fischer non avrebbe avuto problemi a dire chi preferisse dei due, se la scelta opponeva il fratello che parlava un ottimo turco e stava tentando di oliare le trattative, a un gemello fighetto e paranoico, che ormai minacciava solo tramite avvocati.
Tutto quel che c’era da dire, in ogni caso, si poteva sintetizzare nel pugno di righe che Olaf Lindner, il Comandante, gli aveva fatto recapitare sulla scrivania come nella migliore delle tradizioni poliziesche.
“Anis Mohamed Youssef Ferchichi. Bill Kaulitz. Scomparsi la sera del due settembre duemilanove. Una telefonata anonima ha raggiunto la sede dell’Universal trentasei ore più tardi, come pure le redazioni delle principali testate tedesche. Vogliono cento milioni di euro.”

Vogliono pagarsi le legioni infernali con le sirene di una generazione di rincretiniti [...].

[...] “Secondo te… Ci ammazzano?”
“Non lo so.”
“Se ci ammazzano, io non voglio morire proprio con te!”
Anis aveva riso di gusto. “Vedrò di farlo loro presente.”
Bill aveva chiuso di nuovo gli occhi. “No. Non è vero,” aveva mormorato con un filo di voce. “Non voglio morire e basta.”
Aveva stretto forte le palpebre. Una piccola lacrima era scivolata giù, finché Anis non l’aveva raccolta con la propria bocca. “I ragazzi non piangono.”
Bill aveva deglutito leggermente, prima di sfiorare le sue labbra. “Non dovrebbero neppure baciarsi, in fondo,” aveva sussurrato.
Anis gli aveva accarezzato la guancia. La sua barba era ormai troppo lunga, ispida e fastidiosa. Il suo odore, acuto e rassicurante. “E chi lo dice?”
Bushido l’aveva lasciato scivolare contro di sé, quasi il suo corpo potesse davvero proteggerlo.
Un mese poteva davvero cambiarti la vita: e questo, sul serio, non te lo raccontava mai nessuno.
“Dammi un bacio.”
“Perché?”
“Perché sono un ragazzo. Non voglio piangere.” [...].

Leggi qui
August Thursday 2009 03:00pm - Nowhere Fast
[...] A quindici anni pensi alla morte con curiosità. Ti trastulli con il pensiero perché ti senti invincibile. Coltivavamo quella fantasia surreale per farci coraggio, come al solito: eravamo così piccoli quando abbiamo cominciato a correre, che il traguardo sembrava irraggiungibile.
Velocemente, però, non siamo arrivati da nessuna parte.
Io mi sono seppellito in culo al mondo - un gran bel culo, ma sempre un buco -.
Bill è diventato una pianta.
Ammesso e non concesso ti avessimo mancato di rispetto in più di un’occasione, direi che la tua rivincita te la sei presa. Una rivincita con i fiocchi, aggiungo.
Allora perché infierire?
Se te lo volevi prendere, potevi farlo quel giorno. Rubarcelo un pezzo dopo l’altro, un brandello dopo l’altro, è stato scorretto, crudele, vile.
Io sono un uomo. Io posso permettermi d’essere un figlio di puttana. Tu, però, una madre da far insultare ce l’hai?
No, non sono venuto qui per pregarti, l’hai capito. Io non credo ai miracoli. L’ho fatto per anni e poi mi sono arreso. L’ho fatto quando ho capito che non avrei più rivisto il sorriso di Bill, per dire.
Mio fratello non ce l’ha più un sorriso. Io non lo vedrò più. Perdere il sorriso di Bill è stato come perdere Christelle: un tuffo nel mare senza ossigeno e senza scogli cui demandare un attracco. Mi sono accontentato del resto, perché quando nasci doppio non ti dividi mai più: mi vuoi togliere anche questo.
Bill non ha più niente, neppure se stesso. Se ne andrà soffrendo come un cane e non riuscirà a dirlo. Se ne andrà silenzioso e nascosto, lui ch’era fatto per brillare.
Il solo pensiero mi distrugge.
Se sono qui, insomma, è perché sono incazzato. Perché vorrei che sentissi quanto sono incazzato e disperato e senza scampo. Perché vorrei che gli regalassi almeno un po’ di dignità in questo finale da piangere. Perché se solo mi riconoscesse per un pugno di istanti, Dio, come qualcosa di diverso da un’ombra, forse potrei piangere tutto quello che mi sono tenuto dentro dal momento in cui sono entrato in lui: e ho capito di aver scelto la porta sbagliata
[...].

Leggi qui
July Sunday 2009 10:13pm - Ombre cinesi
[...] Le emozioni sono tele sospese agli angoli del cuore.
L’amore, come un piccolo ragno, continua a filarle, inanellandole lentamente a ogni palpito quasi fossero il bozzolo di una pupa.
E la memoria riverbera ombre cinesi alla debole luce di un ricordo
.

Se ne stanno così, loro due, mentre la pioggia zuppa Berlino e l’autunno, silenzioso, sbrana quello che resta di un’estate di solitudine.
Bill sbatte le palpebre, fissando il soffitto: lo spettrale candore che si tinge dei riflessi di qualche lampo lontano.
Non parlano: a intrecciarsi sono i loro corpi e sospiri appena accennati.
Tom è tornato [...].

Leggi qui
June Thursday 2009 10:11pm - Una casa ai confini del mondo
[...] Tom gli accarezza la guancia, offrendogli il proprio petto come cuscino. Strattona un po’ il sacco a pelo, per esser certo sia coperto al meglio.
Tom lo ama: per questo non gli racconta la verità.
È ai confini del mondo che la nostalgia seppellisce tutti i tuoi ricordi: e tu, che li respiri con il vento della sera, li lucidi uno ad uno, come i lumini che fanno compagnia ai morti.
La vita, forse, non è che un esercizio di memoria.
“Ora dormiamo”, gli mormora Tom all’orecchio.
Bill chiude gli occhi.
Li chiude anche Bea.
Domani sceglierà la stoffa per le tende.
Domani Tom farà la pasta in casa.
Domani saranno ancora insieme.
E questo è l’ultimo punto [...].

Leggi qui
May Sunday 2009 05:42pm - A un cerbiatto somiglia il mio amore
[...] Guardare le stelle è un ottimo esercizio di modestia: piccoli puntini luminosi, a millemila chilometri dalle tue miserie.
A millemila anni dalle tue infinite morti.
Guardare le stelle è una misura di conforto o un’illusione ottica, perché quel che immagini di poter guardare il più delle volte non esiste più: è un falso spettro, cauterizzato contro la tua pupilla. Infisso nel tuo cervello, come la persistente illusione di un arto che la storia ha amputato.
È così anche per l’amore: che perdi e nessuno ti restituisce.
Che insegui e non raggiungi mai.
Che ti fa illudere nella verginità delle intenzioni, quando il tuo cuore è pieno solo dei desideri sbagliati.
Che ti spremono via, con la violenza o con l’inganno o con la rabbia o con la crudeltà: eppure restano in te. Una minuscola goccia di veleno.
L’oro di quegli occhi.
Il calore del suo respiro.
Guardare le stelle è una perdita di tempo, perché nel cielo non ci sono che sassi, mentre a renderti vivo è qualcosa di morbido e caldo. Qualcosa che mordi e che ti guadagni ogni giorno.
Al cielo arrivi solo passando per la merda: arrampicandoti su una montagna di merda. La tua. Quella di mille altri. Le scorie di una storia in cui sei comunque il più forte, perché per ogni passo che muovi, i millemila chilometri dal sogno si riducono ad un nulla.
Perché per ogni morso che allunghi, per ogni pugno che tiri, per ogni orgasmo che rubi, c’è una stella che si spegne. Muore il suo tempo, mentre si accende il tuo.
Ogni momento è quel tempo: e per quanto a fondo possano strizzarti il cuore, a lavarti l’anima non arriverà mai nessuno.
Puoi dimenticare o morire o leccare l’una dopo l’altra tutte le briciole del tuo orgoglio. E poi, quando la tua bocca sarà piena, sputarle con disprezzo su una vita che non ti ha voluto abbastanza bene: eppure ti ha insegnato ad amare.
[...].

Leggi qui

Advertisement

Customize
This page was loaded Nov 10th 2009, 5:44 pm GMT.