[...] “Sì, lo so che era tanto carino”, aveva esalato disgustato, strappandogli di mano una foto raggelante ch’era stata scattata quando frequentava la sesta a Hikone –
e tetsu era dunque in quinta - in quinta e, a dirla tutta, somigliante sinistramente alla Coppa Uefa –.
Takachan non si era scomposto, impossessandosi piuttosto tronfiamente del divano, mentre haido amoreggiava con quello stramaledetto sake.
“D’accordo…”, aveva mugugnato pratico. “Visto che tetsu…”.
Nishikawa l’aveva nondimeno interrotto immediatamente. “Aspetta aspetta… Ti registro!”.
La mascella di Ken aveva raggiunto le ginocchia, salvo risalire subito dopo al proprio posto con un guizzo dall’elasticità formidabile.
“Che?”.
Takanori si era aggiustato il collettone quasi vittoriano di una camicia dal colore raggelante, prima di pontificare senza la minima vergogna: “Se parli di tetchan, non voglio perdermi una sola parola!”.
Ken si era acceso una sigaretta:
e deciso che avrebbe continuato a fumare impunito finché la nube tossica di nicotina non avesse offuscato del tutto quell’improponibile realtà.
“Non ho la minima intenzione di darti confidenza, Takanori…”, aveva sibilato tetro. “Men che mai di venderti il mio migliore amico!”.
Nishikawa non si era scomposto affatto. “Peccato”, si era limitato a bofonchiare. “Vorrà dire che dovrò accontentarmi della
solita trafila”.
Ken aveva esalato un sospiro sconfitto, evitando di verbalizzare quell’unica, desolante certezza: perché tutti, in realtà, conoscevano il famoso
metodo-Takanori.
Uno stalking tanto estremo, cioè, che avrebbero dovuto votarci su una legge apposita.
Od avvertire qualche organizzazione per la difesa dei diritti umani.
“Perché siamo qui, Kenchan?”, aveva nel mentre pigolato haido che, a metà del bottiglione di sake, era ormai pure in piena crisi d’identità.
Ken aveva fissato il barocco orologio appeso alla parete del proprio salotto e valutato mancassero solo ottanta minuti allo show di tetsu.
In ottanta minuti, poteva ancora imbottire Nishikawa di storielle inventate a bella posta, ed ingozzare di alcool haido sino a fargli partorire un nuovo album per i Laruku ed altri quattro progetti solisti.
Poteva farcela, l’uomo Kitamura:
e poi l’avrebbe fatta pagare carissima proprio al caro Ogawa.
“Per infastidire tetsu, ovviamente”, aveva sibilato mefistofelico: e cominciato a distribuire in giro un bel po’ di birra [...].
Leggi qui